Iconografia, Spiritualità attraverso l’Arte: “la finestra sull’invisibile”

Nell’insolita cornice di una cena (cosa per me inedita) del Lyons Club di Mirandola, ho presentato in estrema sintesi una prima introduzione all’icona.

Il termine greco eikon indica un dipinto che nega le forme modellate dal chiaroscuro e la prospettiva lineare e che rivendica la prerogativa di essere una sorta di “Finestra sull’infinito”, secondo la celebre definizione di Pavel Florenskij.

Ho potuto presentare la genesi di questi singolari dipinti che affondano le radici nella primissima tradizione cristiana, e che deve alla pittura funeraria del Fayum egiziano del terzo secolo i codici rappresentativi.

Le icone sono dipinte ad oggi nei nostri laboratori secondo i metodi antichi e genuini. Utilizziamo ancora infatti il tuorlo dell’uovo e i pigmenti (colori) naturali, che derivano da terre e pietre naturali finemente macinati. La parte più splendida è comunque la doratura, anche questa eseguita secondo la tecnica della doratura al bolo armeno, utilizzata già dagli egiziani 4000 anni fa, che impiega la foglia di oro zecchino a 23 carati e 3/4.