Convegno cyberbullismo

Il cyberbullismo è un male, rilevante, dell’era digitale. E’ la trasposizione sul web, con tutte le nefaste conseguenze del caso, del vecchio bullismo, quello che un tempo consisteva nel mettere alla berlina un ragazzo coetaneo, prendendolo in giro con insulti e parole denigratorie. Oggi, invece, si fa ciò attraverso i social network, non solo a parole, ma con foto, video e quant’altro, senza però rendersi conto dell’enorme amplificazione che un’azione del genere subisce, o considerare che, una volta messa in rete, essa rimane per sempre e raggiunge tutti i punti della terra. Inoltre il cyberbullo ritiene, a torto, di restare anonimo e di non venire scoperto, mentre invece può essere facilmente individuato e sottoposto alle sanzioni previste da una recentissima legge specifica, la 71/2017, approvata dal Parlamento nel luglio scorso. La prima firmataria di tale legge, la Sen. Elena Ferrara, ha voluto espressamente partecipare al convegno, organizzato dal Lions Club Mirandola, per illustrare ai ragazzi delle scuole superiori “Galilei” e “Luosi” di Mirandola gli ingentissimi danni che il cyberbullismo può provocare in chi lo subisce, ma anche le conseguenze legali in cui incorre chi lo promuove. Lo ha fatto con grande passione nel suo intervento, spiegando come si sia avvicinata al problema, anche per ragioni personali, dopo che una sua studentessa di 14 anni, Caterina Picchio di Novara, rimasta vittima di molestie sessuali e avendo visto pubblicati sul web, a sua insaputa, alcuni video compromettenti, pieni di insulti di ogni genere nei suoi riguardi (avevano riscosso nel giro di poche ore ben 2600 like!) non seppe resistere e si gettò dal balcone di casa, suicidandosi. Tragici epiloghi come questo non sono infrequenti nei casi di cyberbullismo che vengono alla ribalta, mentre, secondo le statistiche circa 1 adolescente su 6 ne rimane vittima, con danni rilevantissimi anche sul piano economico. La Sen. Ferrara promise allora a sé stessa e alla famiglia della sfortunata ragazza che si sarebbe battuta per una legge contro il cyberbullismo. A legge approvata, la sua missione è ora quella di sensibilizzare gli adolescenti, in giro per l’Italia (e lo ha fatto magistralmente anche a Mirandola), sui pericoli del cyberbullismo, cercando di renderli conoscitori del modo corretto in cui la rete deve essere usufruita. Come ha sottolineato nel suo intervento anche il Dott. Vincenzo Di Lembo, Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato, specializzato nel contrasto dei reati sul web, la rete ci sta cambiando la vita in meglio, poiché amplifica le relazioni con gli altri, rendendo queste ultime agili, veloci e utili.Quindi, la rete non ha in sé alcun elemento negativo, ma se non viene usata in modo consapevole, responsabile e informato, può causare conseguenze fortemente negative. Allora, ben venga la nuova legge 71/2017 che difende la scuola e la famiglia dalle insidie delle nuove tecnologie. Essa infatti prevede che le vittime del cyberbullismo possano intervenire presso i social network per far immediatamente togliere dai loro siti foto, o qualsiasi altro materiale che non si voglia condividere con gli altri. Prevede altresì la creazione in ogni scuola di un adulto referente per questo problema e si invitano i ragazzi, non appena avessero sentore di essere oggetto di un’azione di cyberbullismo, a discuterne molto apertamente col referente e a far partire, anche tramite suo, tutte le azioni di contrasto, informando i competenti organi di polizia. E’ essenziale che le vittime non restino isolate di fronte allo scatenarsi del problema, ma che sentano la vicinanza di adulti che le possano aiutare a risolverlo. Ovviamente anche la famiglia è chiamata a cooperare in ciò ed ha un ruolo essenziale nel supporto alle vittime. Esiste tutta una serie di precauzioni e accorgimenti pratici che ogni adolescente può mettere in atto per proteggersi dal cyberbullismo.Ne ha parlato il prof. Michele Colajanni, dell’Università di Modena, sottolineando che nel rapporto con la rete si deve essere estremamente cauti nel fornire ogni sorta di dato sensibile sulla propria persona, poiché una volta fornito, questo non è più cancellabile. Si deve altresì saper interpretare le informazioni ottenute da essa, non accettare provocazioni e valutare la propria autostima non solo sulla base del numero di like ricevuti, poiché, in realtà, si vale molto di più di questi. La legge 71/2017 non si preoccupa solo delle vittime, ma si rivolge anche ai colpevoli (i cyberbulli). Alla prima infrazione, è prevista, per quelli minori ed eventualmente per le loro famiglie, l’ammonizione del giudice. Essa può essere seguita dal carcere, dopo l’eventuale reiterazione del reato: in sostanza si è voluto partire con una pena solo dissuasiva, per non rovinare per sempre la vita di giovani che talvolta compiono, col bullismo, leggerezze in modo del tutto inconsapevole. Va sottolineato, però, che secondo le statistiche dietro un alto numero di cyberbulli c’è spesso una famiglia disastrata e assente, che non ha saputo allevarli nel rispetto della privacy degli altri e dare loro una corretta educazione. Questo è quindi un problema che investe la famiglia, di fronte al quale deve attivarsi la società. Messaggi di speranza sono venuti dai dirigenti responsabili delle due scuole presenti al convegno. La prof. Milena Prandini, per il Galilei, ha ricordato il percorso (in itinere) della sua scuola sul tema della legalità, mentre il prof. Giorgio Siena, per il Luosi, ha illustrato, assieme ad alcuni studenti, gli interessanti risultati di un’inchiesta sul fenomeno del cyberbullismo da loro condotta alcuni mesi fa e consultabili sul sito della scuola al link “SOSbullismo”. Ha altresì annunciato la creazione di un “mediatore di piccoli conflitti” fra gli studenti, una figura che negli auspici dovrebbe prevenire l’insorgere del cyberbullismo. Rimane ancora molto da fare per combattere e sconfiggere questa piaga. Innanzitutto, occorre sviluppare una nuova cultura e servono “anticorpi” adeguati. A tal proposito il presidente del Lions Club organizzatore, Guido Zaccarelli, ha ricordato come un cyberbullo che non si ricreda e non si rimetta sulla giusta via, potrebbe apparire domani come persona non affidabile e avere conseguenze negative nella ricerca di un lavoro. Insomma, citando una frase celebre di Einstein con la quale si è chiuso l’incontro, non resta che constatare che, sempre, “la mente è come un paracadute, funziona solo se si apre”.

Ivo Panzani

AS LC Mirandola