Il MEIS, Museo della memoria della cultura ebraica in Italia

Nella ricorrenza della giornata della memoria, i due Lions Club Mirandola e Finale Emilia (presidenti: G. Zaccarelli e G.Palazzi) hanno inteso celebrarla con un meeting incentrato sul MEIS, il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, inaugurato a Ferrara dal Presidente della Repubblica a metà dello scorso dicembre. Ad illustrare l’argomento è stata chiamata l’autorevole relatrice Arch. Carla Di Francesco, attualmente Segretario Generale del Ministero dei Beni e delle Attività Cultutrali e del Turismo, ma che ha ricoperto il ruolo di Direttore Regionale per l’Emilia Romagna dei Beni e delle Attività Culturali per divers i anni e ha seguito il progetto del MEIS, fin dai suoi primi passi. Inoltre, l’Arch. Di Francesco è stata molto vicina a noi anche nel periodo successivo al terremoto, intervenendo a più riprese per la salvaguardia dei monumenti e delle opere d’arte danneggiate nelle nostre zone e per dare impulso ai programmi di ricostruzione.

In un periodo, come l’attuale, in cui certi discorsi e/o comportamenti sembrano riecheggiare gli errori del passato nei confronti dei cittadini di religione ebraica, sono sicuramente stati segni molto positivi l’adesione massiccia e il vivo interesse dei soci dei due club e di molti loro invitati, fra cui i sindaci di Mirandola, Finale Emilia, Concordia e i rappresentanti di altri comuni limitrofi, ad un incontro in cui si è parlato degli ebrei e del luogo destinato a raccontarne la storia attraverso la conservazione della loro cultura, dopo ben 2200 anni di loro presenza nella nostra società. Una presenza che non è mai sfociata nella loro assimilazione, nonostante il succedersi di momenti buoni e terribili. Come quelli evocati dal sindaco Benatti nel suo intervento di saluto, riferendosi alla deportazione degli ebrei nei campi di sterminio e al conseguente eroismo di coloro che sacrificarono le loro vite (come, in primis, Odoardo Focherini) per aiutarli a sfuggirvi.

Il percorso storico raccontato dal MEIS, inizia dal primo insediamento ebraico in Italia, avvenuto nel secondo secolo avanti Cristo. Inizialmente erano schiavi, poi arrivarono gli ebrei della diaspora verso l’occidente, dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme da parte dell’imperatore Tito (circa 70 d.C.). A quell’epoca, le loro sinagoghe e catacombe erano confuse con quelle dei cristiani. Poi, dopo il 313 d.C., con l’editto di Costantino, i cristiani prevalsero e le due religioni si differenziarono sempre più. Fu quello l’inizio per gli ebrei delle prime persecuzioni, da parte dei Bizantini, che li costrinsero a spostarsi dal sud verso il nord della penisola. L’ulteriore ondata di arrivi si verificò in seguito alla cacciata degli ebrei dalla Spagna, ad opera della regina Isabella, la Cattolica, verso la fine del 1400. Molti di essi vennero a Ferrara, chiamati dal Duca Ercole I° d’Este, a svolgere l’opera di banchieri e di prestatori di denaro. A Ferrara esiste tuttora un ghetto integrato nella città. Da ciò discende la scelta di Ferrara come sede del MEIS. Gli ebrei convissero sostanzialmente in pace in Italia fino alle leggi razziali del 1938, cui fece seguito, nel 1943-45, la shoah, ovvero il tentativo di loro eliminazione totale ad opera dei nazisti (tragico aspetto, questo, peraltro, illustrato specificamente nel Museo della Shoah, a Roma). Tracce degli ebrei nelle nostre zone, come precisato da Palazzi, sindaco di Finale, nel suo saluto, sopravvivono a Finale E., dove esiste tuttora un cimitero ebraico e dove, fino agli anni 40, viveva un’attiva comunità che ha lasciato il ricordo di sé nella famosa “torta degli ebrei”, nota specialità finalese.

Orbene, il MEIS racconta tutto ciò mediante video, oggetti e altro reperti storici provenienti da tutto il territorio nazionale, anche ricorrendo a testimoni particolari che guidano e tengono viva l’attenzione dei visitatori passando attraverso le varie epoche della storia degli ebrei in Italia. Attualmente è aperta ai visitatori solo la sezione che illustra i primi 1000 anni di storia e che trova alloggio nell’edifico di Via Frangipane, fino a vent’anni fa corpo principale delle carceri di Ferrara, poi dismesso, ma recuperato (in modo che la struttura attuale non ricordi, se non vagamente, quella originaria) con un’attenta opera di restauro iniziata nel 2007 sotto la supervisione dell’Arch. Di Francesco. L’investimento al termine ammonterà complessivamente a circa 15 milioni di Euro e consentirà anche la realizzazione ex-novo di alcuni edifici da adibire ad ulteriori spazi museali. Il MEIS si ripropone l’organizzazione di spettacoli, di mostre monografiche e di quant’altro sia utile a non esaurire la memoria della cultura ebraica nel nostro paese, in tutti, ma soprattutto negli studenti delle scuole con le quali, il museo ha già cominciato la sua attività. Questa operazione è oltremodo meritoria, poiché, come recita una celebre frase, chi non ha memoria del passato, non ha futuro e, soprattutto, rischia di ripeterne gli stessi errori. E gli ebrei, nelle epoche scorse, sono stati oggetto di tragiche persecuzioni.

La serata ha quindi aperto una finestra sull’ebraismo che tanto ha contribuito alla cultura italiana, anche attraverso personaggi illustri in tutti i campi della scienza e delle arti, indicando il luogo in cui sono ora possibili approfondimenti di una storia che non finisce di destare interesse nel pubblico per la sua singolarità e bellezza.

A margine dell’incontro e dato il coinvolgimento dell’Arch. Di Francesco nei progetti di recupero dei monumenti disastrati dal terremoto, i mirandolesi hanno potuto udire dalle sue parole che la Chiesa di S. Francesco, monumento storico principale di Mirandola, verrà ricostruita e risorgerà (sperabilmente, non in tempi biblici) “com’era e dov’era”.

 

Ivo Panzani

AS LC Mirandola