Incontro del Lions Club Mirandola col Prof. Stefano Zamagni

“Le sfide della IVa rivoluzione industriale”

L’illustre economista Prof. Stefano Zamagni è stato relatore di una chiarissima conferenza sul tema “Le sfide della IVa rivoluzione industriale”, ospitata nei locali del Centro di Comunità antistante la Scuola Materna Paritaria “Laura Benassi” di Medolla e organizzata dal Lions Club Mirandola, guidato dal presidente Nunzio Borelli, che, nell’occasione, ha fatto dono alla scuola di un consistente contributo per la realizzazione della nuova pavimentazione esterna permeabile ed ecologica.

Come noto, il Prof. Zamagni  è Ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna, dopo essere stato Preside della facoltà di Economia per diversi anni, insegna alla Johns Hopkins University di Bologna ed è membro dell’Accademia Pontificia delle Scienze.

La conferenza è partita con la constatazione che ci troviamo in una fase storica straordinaria, nel pieno della IVa rivoluzione industriale, caratterizzata dalla convergenza delle nuove tecnologie. La robotica, la meccatronica, l’intelligenza artificiale, le nanotecnologie, ecc. , che prima agivano separatamente su prodotti diversi, ora convergono e sono applicate allo stesso prodotto. Così, ad esempio, i robot, che erano stati concepiti come macchine capaci di sostituire l’uomo nei lavori più pesanti e ripetitivi, ora, con l’integrazione dell’intelligenza artificiale, sono diventati “intelligenti”, ossia sono in grado di apprendere e di decidere quali azioni compiere.

Le conseguenze di tale sviluppo sono molteplici e disorientano soprattutto i giovani e le persone di mezz’età, in primis per gli effetti sul lavoro. Infatti, la robotizzazione spinta riduce sempre più l’impiego dell’uomo nelle attività produttive. Ci sono dibattiti a non finire. Da una parte, i tecno-pessimisti, per i quali non ci sarà lavoro per tutti e di conseguenza bisognerà arrivare a forme di  assistenzialismo che permettano ai senza lavoro di sopravvivere. Per esempio, l’idea del reddito di cittadinanza nasce un pò da questo timore. Dall’altra,  i tecno-ottimisti, per i quali, invece, non verrà a mancare il lavoro per tutti, perchè nasceranno nuove professioni, ora neppure immaginabili, che sostituiranno quelle divenute obsolete. Si pensi, ad esempio, a quanto successe nel medioevo con l’invenzione della stampa: coloro che copiavano a mano i testi antichi sparirono, ma il loro posto fu preso dai tipografi e da altri tipi di professioni che non esistevano prima. Il problema è però che i nuovi lavori non saranno immediatamente realizzabili. Si pensi, ad esempio, al paradosso che in Emilia, pur in presenza di un tasso di disoccupazione del 6%  (fortunatamente, il più basso fra quelli italiani) si calcola che le aziende abbiano attualmente bisogno di 10000 persone che non si trovano. Le nuove tecnologie, quindi, non si realizzano da sole e subito, abbisognano di corsi di addestramento del personale, lunghi almeno un anno (non soltanto un mese). La prima grande sfida della IVa rivoluzione industriale è proprio quella del lavoro.  La si potrà vincere solo se il sistema scolastico/universitario saprà integrare la scuola con il mondo del lavoro, ossia facendo sì che lo studio venga inteso come un tutt’uno col lavoro, non già come un’attività diversa e slegata. Gli stati più progrediti si stanno muovendo da tempo in questa direzione. E noi? Anche in Italia, ci si è accorti che bisogna agire e si stanno mettendo in campo programmi di scuola/lavoro e valorizzando di più le scuole tecniche e professionali, troppo bistrattate negli ultimi decenni, a favore dei licei.

Altri cambiamenti indotti dalla IVa rivoluzione industriale riguardano la socialità. Da un lato, assistiamo all’imponente aumento dei contatti fra le persone, ma, dall’altro, alla riduzione delle relazioni interpersonali. Sembra paradossale, ma i giovani, ad esempio, hanno sempre più contatti, ma sempre meno relazioni con gli altri, il chè li rende tristi. Non è infatti possibile entrare in relazione….coi robot (poiché questi non hanno cuore e non sanno amare). In conseguenza di tale disagio, nasce nei giovani l’individualismo libertario che li porta ad un isolamento crescente, con gravi conseguenze anche sul piano educativo. Oggi si parla sempre più di formazione e sempre meno di educazione, ma le due cose non sono uguali. Nella formazione i giovani acquisiscono nozioni e competenze (“fanno il pieno”), mentre nell’educazione succede l’opposto, ossia si cerca di entrare in relazione con loro per “tirarne fuori” e svilupparne la personalità. Ecco quindi la necessità di mettere in campo percorsi educativi nuovi, nei quali anche la figura tradizionale dell’educatore venga posta in discussione per trovare il modo di risolvere le storture dovute alle nuove tecnologie sul piano sociale.

Infine, la terza e ultima sfida: quella etica. Di fronte all’affermarsi di un trans-umanesimo che prevede, già dal 2035, la possibilità di realizzare macchine capaci di andare oltre l’umano, in quanto dotate di intelligenza, l’Europa si è molto sorprendentemente e rapidamente mossa, definendo un codice etico che  pone limiti all’impiego dell’ intelligenza artificiale, in modo che essa sia applicata senza ledere la dignità delle persone. In base ad esso, non si potranno realizzare, ad esempio, auto senza autista, né robot killer, nè saranno ammessi sviluppi della genetica contrari alla natura umana. Insomma, non si può fermare il progresso, ma le future realizzazioni dell’uomo non potranno limitarne la libertà o schiavizzarlo. Inoltre, l’uomo dovrà rispondere non soltanto del loro funzionamento (o meno), ma anche prendersi carico del loro modo di funzionare.

La conferenza del Prof. Zamagni ha tracciato, quindi, un quadro ricco di luci ed ombre, ma, a suo parere, con largo spazio per essere ottimisti sul futuro. Nonostante le  molte inadeguatezze strutturali ed economiche del nostro paese, alla fine, secondo lui, sapremo vincere anche questa battaglia per il progresso. L’incontro si è concluso ricordando la significativa frase, piena di speranza, del poeta indiano Tagore: “Non piangere quando tramonta il sole, le lacrime ti impedirebbero di vedere le stelle”. E’ la stessa, adottata come motto annuale, anche dal Lions Club Mirandola.